C'è un tempo per cagarsi addosso dal mattino alla sera, urlare a squarciagola e mungere la propria genitrice come una Frisona.
Un tempo per prendere poderose testate negli spigoli dei tavoli di casa, cadere per terra con grande frequenza e bofonchiare suoni senza senso (e non mi riferisco al marito di Veronica Vecchiatroia).
Un tempo per passare le giornate a disegnare casette dalla prospettiva sballata, con sopra il sole giallo che ride, e fare merenda col tè e le fette biscottate, insieme coi tuoi nonni.
Un tempo per avere paura perché tua mamma non torna e pensare, da vero idiota, che forse ti ha abbandonato.
Un tempo per il gioco delle pulci, per i Lego, per il Pongo, per la Sabbia Magica, per la Micronite e per gli Scacciapensieri Polistil.
Un tempo per il pallone, per le cerbottane, per le fionde, per la schiuma di carnevale, per le pistole ad acqua e per picchiarsi con altri idioti, ma solo se sai che vincerai tu.
Un tempo per la morte, e per accorgersi che non era poi tutto così bello e semplice come poteva sembrare.
Un tempo per l'apparecchio che raddrizza i denti, prima mobile e poi fisso.
Un tempo per innamorarsi di una squadra di calcio che perde quasi sempre, che ha vinto il suo ultimo scudetto nel 1924 e che da trent'anni vede i ridicoli rivali quasi sempre davanti.
Un tempo per studiare e farsi un'idea delle doti che hai e che non hai.
Un tempo per il Subbuteo, il Commodore 64 del fratello grande del tuo amico, gli Exogini, il ping pong e le Micromachines.
Un tempo per scoprire le celeberrime pagine di Postalmarket sull'intimo femminile.
Un tempo per rendersi conto di quanto possano essere ipocrite le persone che si fingono amiche.
Un tempo per notare che le tue compagne di scuola sono molto meno attraenti delle modelle di Postalmarket e, soprattutto, parlano.
Un tempo per illudersi e pensare che forse ti attende un grande futuro.
Un tempo per non capirci più un cazzo e non sapere cosa è meglio fare.
Un tempo per ascoltare gli Iron Maiden ed Alice Cooper.
Un tempo per sbavare dietro a quelle stesse "femmine" alle quali nel frattempo sono cresciute le tettine, e non fare troppo caso alle loro parole.
Un tempo per lavarsi i denti, che poi coincide col tempo del gioco della bottiglia.
Un tempo per fantasticare su come potresti uccidere tuo padre e farlo passare per un incidente.
Un tempo per accorgersi che per limonare dovrai aspettare ancora un po', e che tanto vale non lavarsi i denti.
Un tempo per l'ansia di un stronzissimo compito in classe, che in quel momento per te è importante.
Un tempo per fumare le sigarette da dieci, che ti fanno girare la testa se le aspiri.
Un tempo per divertirsi con gli amici, passando i pomeriggi a bere litri di birra in tavolate sempre più lunghe e per poi rotolarsi in pieno centro facendo versacci.
Un tempo per capire quale sarà il vizio che un giorno ti ucciderà.
Un tempo per trovare una ragazza che non parla come le altre, che è bella e dolce e che ha due splendide tette.
Un tempo per atteggiarsi e fingersi bulletti, vestirsi tutti uguali, eccitarsi col vandalismo e conoscere tanti nuovi gruppi.
Un tempo per decidere che quella ragazza dolce sarà la tua, e per capire che lo sarà per sempre.
Un tempo per stabilire che l'affetto non va sprecato, ma riservato solo a chi lo merita veramente.
Un tempo per sputare, per strada, sulle pellicce delle vecchie peppie, colpendole alle spalle per non farsi scoprire.
Un tempo per passare dagli Iron Maiden a Fabrizio De André, ed accorgersi che ti piace molto di più.
Un tempo per comprendere che sul lavoro c'è gente che dovrebbe stare in galera, pensare che avevi sbagliato strada, e allontanartene alla svelta.
Un tempo per scegliere gli amici o la pettoruta ragazza.
Un tempo per incontrare qualcuno che puoi finalmente stimare.
Un tempo per farsi un'idea politica, vecchia e perdente come la tua squadra.
Un tempo per essere studenti universitari, passare ore in treno, conoscere tanti nuovi coglioni e perdere... tempo.
Un tempo per disprezzare chi recita una parte coprendosi di cenci, e poi abita in una villa con piscina.
Un tempo per augurarsi una violentissima rapina in stile arancia meccanica alla villa con piscina.
Un tempo per l'ansia di un esame assurdo, che non ti servirà mai a nulla.
Un tempo per andare via di casa, diventare magri come Fassino e lasciare che nella tua cucina prolifichino i vermi.
Un tempo per credere di avere capito che mestiere farai.
Un tempo per impacchettare una cacca del tuo cane e tirarla sul balcone dei vicini odiosi.
Un tempo per avvicinarsi per caso a chi viene considerato deficiente, e trovarlo molto migliore di tanti che si credono superiori.
Un tempo per trovare un lavoro che sembra essere proprio il tuo, per prendere un enorme abbaglio, per impegnarsi al massimo, con grande entusiasmo, e ascoltar belle promesse.
Un tempo per il rimorso e per il rimpianto di avere perduto per sempre una persona che ti voleva bene come poche altre.
Un tempo per nausearsi della presunzione, dell'arroganza, dell'incapacità e della malafede.
Un tempo per realizzare che occorrerà esercitarsi ancora molto prima di riuscire a distinguere la merda dal cioccolato, e che devi assolutamente affinare la tua capacità di giudizio sugli altri.
Un tempo per essere presi per il culo, e non sai se finirà mai.
Un tempo per provare pena di quel padre che avresti voluto fare fuori, e poi pentirsi di averla provata.
Un tempo per ritrovarsi inculati, per la delusione, per perdere l'entusiasmo, e abbandonarsi al cazzeggio senza speranza, convinti che non c'è niente da fare.
Un tempo per andare in Serie A dopo undici anni di attesa e poi ritrovarsi in Serie C con tre punti di penalizzazione.
Un tempo per impazzire, convincersi di essere gravemente malati, stare male e tirare avanti in qualche modo.
Un tempo per rinsavire e scordarsi presto della paura che hai avuto.
Un tempo per odiare la superficialità, l'incoerenza, l'insensibilità, la vanità e pure la maleducazione.
Un tempo per smetterla di sforzarsi a spiegarti a chi non capirà mai un cazzo e continuerà e credersi migliore di te nonostante la sua pochezza.
Un tempo per distinguere fra chi sbaglia e ha ottime attenuanti e chi lo fa perché è solo una merda con le sembianze di essere umano.
Un tempo per non sopportare più chi ha sempre fortuna e una vita semplice come la sua mente.
Un tempo per verificare che a fare strada sono solo e sempre i leccaculo, i ruffiani e i bugiardi, e che il resto non conta quasi niente.
Un tempo per stufarsi di chi ti assilla con quelli che crede essere i suoi problemi e che poi sono chiaramente solo immense stronzate, quando tu i tuoi non glieli racconti perché sai che non puoi fidarti di lui.
Un tempo per ridere di chi si sente grande coi soldi del padre.
Un tempo per compiacersi di avere preferito la ragazza agli amici.
Un tempo per scoprirsi, inaspettatamente, ad addormentarsi ogni notte col sorriso sulle labbra.
Un tempo per sfogarsi a caso, per parlare più male che puoi di chi certamente lo merita, per il rancore e la frustrazione, per tirare indietro, al mittente, un po' di quella merda che ti accorgi di avere tutt'attorno, appena fuori dalla porta di casa, ma anche per ridere o per parlare di quello che ti piace e che credi non abbia avuto la fortuna che meritava.
Quest'ultimo tempo per me è durato poco più di un anno. Per i meno svegli, coincide col periodo in cui ho scritto qui sopra. Ora, per motivi ai quali ho già accennato, è, purtroppo, finito. Non so neppure dirvi quanto sia costretto da cause di forza maggiore e quanto invece sia una decisione mia, visto che effettivamente ad un certo punto mi sono sentito come soffocato dalla necessità di dovere scrivere per forza qualche cazzata, magari pure divertente o originale. Se volete, è anche un po' una questione di onestà: continuando contro voglia avrei rischiato di rovinare tutto, mi sarei ritrovato a fare il verso a me stesso, sarebbero venute meno la spontaneità e la sincerità che credo siano state il vero punto di forza de I Cazzi Vostri. Non potete immaginare quanto mi dispiaccia, visto che questo sito è forse una delle cose migliori che sia riuscito a fare al di fuori della mia vita privata, e capisco anche che non faccio una gran bella figura a scrivere questa cosa. Sarei bugiardo e falsamente modesto se dicessi che non è stato così, che per me non ha avuto alcuna importanza, che non mi ha fatto sentire per un po' di tempo una minuscola celebrità senza volto, almeno all'interno di questo piccolo mondo dei blogsss. Sentirsi fare i complimenti, vedere che non sono poi così pochi quelli che possono condividere e apprezzare i tuoi sproloqui, fa piacere anche a una persona come me che, nonostante tutto, ha sempre avuto forse anche troppa stima di se stessa. Sono stato contento di avere trovato tanti interlocutori intelligenti e divertenti, che molto spesso sono entrati in perfetta sintonia con lo spirito di queste pagine. Vi ringrazio tutti, intenditori e buongustai. Qualcuno l'ho anche conosciuto personalmente, e ora lo considero un amico esattamente come e più di quelli che posso vedere e incontrare ogni giorno, senza percorrere chilometri.
Ora cosa succede? Succede che I Cazzi Vostri resterà aperto, perché mi girano i coglioni a oscurare tutto, mi sembrerebbe di avere perso (e di avervi fatto perdere) del tempo. Questo non si può fare, non siamo nella Casa delle Libertà. Già l'ho fatto con i giochi, il Totomorto ed il C.I.P.P., e mi scuso ancora con chi ha partecipato e ha tutto il diritto di sentirsi preso in giro (tra l'altro se qualcuno volesse portarli avanti sul suo blog, sarò felice di recapitargli il pacco). E poi resterà aperto perché non voglio precludermi la possibilità di avere un posto "mio" in cui scrivere, quando mi pare, quello che mi passa per la testa, senza sentirmi come l'operaio che timbra il cartellino ogni mattina, con lo scazzo. E ci tengo a chiarire che non ho passato questo periodo di latitanza ad osservare in un monitor ai fosfori verdi la linea retta del mio encefalogramma piatto ripetendo ossessivamente la parola "ababa"... il manipolo di neuroni superstiti erano solo in altre faccende affaccendati.
So bene che tenere un blog non aggiornato è una discreta stronzata, so che i lettori giustamente migrano altrove e che tutta questa pappardella la leggerà un quinto delle persone che sei mesi fa avrei raggiunto, so che, quasi certamente, questo spazio non tornerà più agli antichi splendori. Ma mi va bene così, l'ho scelto io e credo anche di avere fatto bene.
Per finire, qualche comunicazione di servizio. Nelle ultime settimane, o anche mesi, non solo non ho scritto, cosa che sospetto abbiate notato, ma non ho neanche letto. Non sono proprio passato da queste parti, né ricevuto i messaggi privati, zero assoluto (proprio come quelle merde). Non aspettatevi, per favore, che ora mi metta a fare gli straordinari per recuperare, sarebbe un ottimo motivo per scomparire per altri mesi. E non pensate "questo coglione se la tira, vuole farsi pregare" ecc. ecc. Coglione mi sta bene, ma io non me la tiro, e non sopporto chi lo fa. E proprio per questo chiudo con un popolare "viva la pheega!".
Grazie a tutti, siete stati quasi commoventi nelle vostre strane dimostrazioni di affetto, che mi sto inventando in questo momento. Se fossi stato Sandra Milo avrei pianto disperatamente gridando molto forte "Ciro, figlio mio".