Lo devo ammettere fin da subito, ho peccato. Ho peccato e sono stato castigato.
Devo confessare che anche io, come circa mezzo milione di persone su questo lercio pianeta, sono infetto, appestato, inguaribilmente malato e forse anche leggermente contagioso. Quale tipo di morbo mi ottenebri la mente, i più perspicaci lo avranno forse intuito dai link che ho inserito a lato. Sono un tifoso Genoano, e anche della peggior specie, uno di quelli che vanno a urlare in gradinata, coi teppisti.
Comprendo benissimo che questa potrebbe non essere una buona referenza come neo-scrittore di blog, dato il fastidioso intellettualismo che mediamente affligge questo tipo di spazi. Chiaramente, non me ne frega un cazzo... se siete vittime del pregiudizio per cui i tifosi di calcio sono tutti bestie, affari vostri.
Mi si potrebbe obiettare "perché parli di peccato e prosegui dicendoti "malato"? Essere malati non c'entra niente con l'essere peccatori, non c'è il nesso". Sarebbe un'osservazione giusta, quindi mi spiego.
Esistono malattie brutte, mortali, che quando ti vengono, o te le prendi, fanno pensare alla gente "chi è causa del suo mal pianga sé stesso". Ti fumi 30 sigarette al giorno per una vita, ti viene il cancro, subito qualcuno lo pensa, e magari te lo dice anche, se proprio ti vuol rincuorare. Oppure vai a puttane, o magari ti droghi o sei gay, e ti becchi l'AIDS. Quelli che non fanno mai niente di male e che sono sempre pronti a giudicare, vedono in queste malattie una specie di giusto castigo, magari divino. E li rincuora pensare così, perché li fa sentire immuni, dà loro l'illusione che a loro non accadrà niente di male, rigando ben dritto.
Ecco spiegato perché parlo di punizioni e malattie. L'essere Genoani per qualcuno era una peccato ignobile, meritevole di una punizione pesantissima ed esemplare, che non è solo quello che oggi sembra, la retrocessione in serie C, ma un progetto diabolico e ben costruito che mira a farci letteralmente scomparire. Non si tratta di antipatie calcistiche, roba di campanilismo o semplice rivalità, o almeno non solo di questo. Ancora una volta è stato il denaro a guidare le azioni di coloro che hanno deciso che il Genoa dovesse venire affossato, umiliato, deriso, mediaticamente linciato. L'orrenda faccia che intravedete in copertina, appartiene al principale artefice del disastro rossoblu, uno degli orditori del trappolone nel quale Enrico Preziosi, proprietario e fino a poco fa presidente del Genoa, è purtroppo caduto. Si tratta di uno dei cosiddetti "maniman" genovesi, un uomo di scarsa intelligenza e grande avidità, ovviamente senza scrupoli; non si è mosso da solo, non ha il cervello necessario per mettere a punto un piano così ben congegnato; è stato aiutato a Genova e fuori dai confini regionali: a Roma, a Milano, a Firenze. Non mi dilungherò a spiegare come sia stato messo in atto lo stratagemma che prevedeva questo disastro: troppo lungo, troppo difficile e penoso, troppa altra gente l'ha fatto meglio di me, con dovizia di particolari; se a qualcuno dovesse interessare, fornirò approfondimenti. Posso solo aggiungere una piccola profezia: Genova, entro il 2012, avrà uno stadio nuovo di zecca, ubicato fuori città. Il glorioso Luigi Ferraris verrà demolito ed al suo posto costruiranno un grande centro commerciale. La cupola degli imprenditori genovesi si dividerà una ricca torta e finalmente il nanerottolo benzinaio potrà recuperare i milioni di euro fino ad oggi buttati nel cesso. D'altronde, fin dal suo ingresso nel mondo del calcio aveva detto che era assolutamente necessario lo stadio nuovo... ne fece anzi una condizione senza il verificarsi della quale non sarebbe sceso in campo. Poi, purtroppo, fu obbligato a farlo per salvarsi da una figura di merda colossale. Ma non abbandonò l'idea. I Genoani, attaccatissimi alla loro storia, non vogliono lo stadio nuovo. Preziosi, che non volle mettersi subito contro i tifosi e al quale probabilmente dello stadio non fregava un cazzo, si oppose fermamente alle proposte indecenti che giungevano dalla cupola genovese. Non frequentò i salotti, non giocò con loro a golf né a scopone, e loro decisero di incularselo a secco... e con lui tutti i Genoani.
Che poi, non ho problemi a scriverlo, mica credo che non ci sia stato qualcosa di poco chiaro, qualche tentativo di aggiustamento della partita Genoa-Venezia. Probabilmente l'errore c'è anche stato. Ma ditemi quando mai s'era visto prima un simile dispiegamento di forze, di mezzi e di uomini per dimostrare una combine in una partita di calcio. Quando mai s'erano utilizzate le cimici, piazzate da due anni fin nel buco del culo dei vertici societari, oltre che nelle camere d'albergo dove avrebbero poi dormito i giocatori del Venezia, con o senza puttane. Manco per incastrare i mafiosi... che tanto ora con Berlusconi come per magia non ci sono più, e poi "dobbiamo imparare a convivere con la mafia". Quando mai era stato ipotizzato prima il reato di "associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva" in modo da poter usare questi cazzo di microfonini. Quando mai si era visto in ambito calcistico un attacco mediatico così potente e trasversale, da destra a sinistra. Senza stare a tirare in ballo -cosa che sarebbe invece anche giusta- toghe blucerchiate, Della Valle, Ricucci, Pilato Vigotti, Giuda Burlando, bigliettini e processi talmente sommari da poter essere paragonati a quelli che si svolgono sotto le peggiori dittature del pianeta.
Oggi si è consumato l'ultimo atto di questa tragedia, c'è stata l'ultima tappa del nostro calvario giudiziario. Dopo un'estate trascorsa a ricarire la pagina sportiva sul sito dell'Ansa, a discutere e sentire parlare di tribunali, appelli, avvocati, pubblici ministeri, caf, tar, primi e secondi gradi, giudici, ricorsi, manifestazioni, cassonetti, viva camorra e abbasso 'ndrangheta, tutto è finito e anche i più ottimisti, poveri illusi, devono arrendersi all'evidenza. La Via Crucis è finita, e ora siamo sulla nostra croce a bestemmiare contro il cielo. Ce l'hanno fatta, ci hanno fregati. Giustizia è fatta.
Tanti urlano "non molliamo", ci siamo abbonati in 15.000 per la serie C, si parla di pronta riscossa, di risorgimento rossoblu, di serie A fra un paio d'anni. Beh, io non ci credo più. Non che mi sia arreso, non resterò a casa la domenica, ma non credo che riusciremo di nuovo a tirare su la testa, sportivamente parlando. Troppi nemici, troppi interessi in ballo, troppo marcio il mondo del calcio italiano, forse troppo fastidiosa una squadra così gloriosa e con tanti tifosi così innamorati. Genova, la sua cupola, ci ha rigettati, ha deciso per noi il nostro futuro. E noi poveri tifosi siamo forse stanchi, meno lucidi e coraggiosi di un tempo, la società troppo cambiata... ci dibattiamo, ci affanniamo a cercare i colpevoli, giuriamo vendetta... ma poco possiamo fare concretamente; forse solo andare alla partita, per dimostrare che ci siamo ancora e siamo tanti, tutti incazzati neri. Io mi chiedo quanto ci vorrà a riemergere e a ritrovare l'entusiasmo che dopo 10 anni di purgatorio avevamo riconquistato, il sogno che quelle facce di merda ci hanno rubato per poter realizzare i loro sporchi affari. Sogno che poi è sempre, testardamente, quello: una piccola stella in alto a sinistra sulla nostra vecchia, oltraggiata, imitatissima, stupenda, maglia a quarti rossoblu.