Più o meno da quando avevo 18 anni sono appassionato di cantautori. Prima ascoltavo per lo più metal e punk ma, col sopraggiungere della maggiore età, sono all'improvviso diventato pacato e riflessivo, sinistrorso e malinconico. E così mi sono fatto una discreta cultura in questo campo... o meglio, ho conosciuto e potuto apprezzare buona parte degli artisti italiani che comunemente vengono definiti in questo modo.
Ho quindi scoperto che "le parole sono importanti". Anzi, qualche cantautore mi ha condizionato fortemente, e infilato in testa nuove idee. Idee o concetti che magari non erano per niente nuove in assoluto, ma lo erano per me.
Da qui l'idea (del cazzo) di scrivere qui sopra un piccolo riassunto, una breve guida informale e molto schematica, sui cantautori.
Tutti quelli che mi vengono in mente. Più che altro vorrei scrivere cosa ne penso di ognuno di loro, qualche riga, più che parlare dei dischi o delle loro canzoni. Giudicarli, dargli voti, con la consueta presunzione. Magari può essere un bell'argomento, magari mi potete segnalare qualche artista che ancora non conosco o suggerire cosa merita d'essere approfondito.
Ovviamente sarei curioso di conoscere i vostri gusti, nonché desideroso di venire cazziato, smentito e ripreso.
Franco Battiato: musicalmente è forse il più preparato in assoluto. Grande sperimentatore, estremamente aperto all'uso di nuovi strumenti, amante dell'elettronica. Da giovane ha scritto album progressive deliranti e di difficile ascolto, e se guardate le foto dell'epoca capirete perché: chiaramente era un drogato. Battiato si distingue per testi ermetici, a volte incomprensibili, a volte, secondo me, che non vogliono dire un cazzo. Ci sballa ad ostentare cultura e mescolare lingue diverse. Per certi versi è un po' il Nanni Moretti dei cantautori: a volte cattivo e nevrotico, si scaglia contro la stupidità e i comportamenti della gente, che per lo più non sopporta. Forse non a caso le sue canzoni sono state spesso utilizzate nei film di Nanni. Appare lunatico, con le sue fisse, innamorato dell'oriente e dei dotti riferimenti classici e mitologici, che spesso non colgo e non comprendo. Non ha mai avuto grosse cadute di stile dal punto di vista qualitativo. Forse solo coi vari
Fleurs ci aveva un pochino rotto i coglioni... Trovo però che un disco recente, di qualche anno fa, Gommalacca, sia un grande esempio di come si possa essere a sessant'anni molto più moderni e innovativi di tanti giovinastri che non sanno fare altro che copiare e ripetere cose già fatte. Probabilmente è il miglior musicista italiano vivente. Forse un po' troppo radical chic e intellettuale per essere il mio preferito, ma merita rispetto massimo. E' un genio, ma ha una brutta voce e quasi non sa cantare.
Testi voto 7 - musiche voto 8 - voce voto 5.
Pierangelo Bertoli: incazzato paraplegico, bevitore e fumatore, famoso ai più per la comparsata sanremese insieme coi Tazenda (la piacevole
Spunta la luna dal monte), era probabilmente il più rabbioso e litigioso fra i cantautori, oltre che il più infervorato politicamente. Non è dato da sapersi se questa sua proverbiale incazzatura gli derivasse dalla sfortunata condizione di handicappato. Conosco i suoi album più vecchi, che trovo molto sinceri, genuini, semplici. Un artista ammirevole e coerente, onestamente rosso, assolutamente degno di stima. Un testardo che amava affrontare la vita e le persone "a muso duro" e che probabilmente per questo è restato un po' ai margini del mondo della musica italiana. Musicalmente, pur non eccellendo, non ha niente da invidiare ad alcuni suoi colleghi ben più famosi, anche se trovo una certa somiglianza con la leggendaria ripetitività gucciniana. Ma forse non conosco abbastanza la sua discografia per poterlo dire. Proprio col modenese tuttavia ha le maggiori affinità, sia nelle musiche che nei testi. Epiche le canzoni "
Pescatore" (cantata in coppia con una sempre grande Fiorella Mannoia) e l'ecologista "
Eppure soffia". Ha composto diverse canzoni in dialetto. Anche lui non ha una gran voce. Mi è molto simpatico e lo sto approfondendo recentemente.
Testi voto 7,5 - musiche voto 7 - voce voto 5.
Angelo Branduardi: lo conosco molto poco, e forse sarebbe meglio che non ne scrivessi nulla. Però Branduardi è simpatico, brutto come la morte, sembra un personaggio modesto e sinceramente eccentrico. E lo voglio citare anche per vedere se qualcuno di voi ha per caso qualcosa da dire su di lui. La sua peculiarità più evidente è la buffa capigliatura, che il buon Angelo ha evidentemente copiato da Napo Orsocapo. Le sue canzoni che conosco, non più di dieci, sono tutte molto belle, delicate, originali. Tanto che mi sto chiedendo perché non ho mai scaricato altre sue opere. L'intento del Branduardi che ho potuto conoscere sembra essere, sia nelle musiche che nei testi, quello di ricreare atmosfere magiche, fuori dal tempo, talvolta vere e proprie fiabe musicate, come nel caso della famosa
Alla fiera dell'est, che insieme con
Cogli la prima mela rappresenta il suo maggiore successo. Sospetto che sia anche un bravo musicista, e credo suoni il violino. Ricordo anche la bellissima colonna sonora che scrisse per lo sceneggiato televisivo
State buoni se potete (nel quale lui faceva anche una parte) che vidi da bambino e mi piacque molto...
Vanità di vanità era il pezzaccio. Ora purtroppo non saprei neppure dire di cosa parlasse. Gli arrangiamenti delle canzoni di Branduardi ricordano le musiche medievali sia per gli strumenti utilizzati, sia per le melodie.
Indubbiamente un artista classoso e originale, che non credo abbia mai avuto grosse cadute di stile, senza dubbio meritevole di approfondimento.
Testi voto 6,5 - musiche voto 7 - voce voto 5,5.
Piero Ciampi: padre dei cantautori, poeta, artista realmente geniale caratterizzato da un'enorme sensibilità ed una coerenza difficilmente riscontrabili in altri suoi "colleghi" oltre che da un tasso alcolico ineguagliabile. E' il mio pallino, nonostante una discografia non ricchissima e spesso piuttosto difficile sia dal punto di vista musicale sia da quello testuale. Ha una voce impastata, strana, sgraziata, da ubriaco, e in molte registrazioni appare quasi stonato. Ma è una voce unica, che non lascia mai indifferenti. Le sue canzoni si distinguono per una fortissima componente autobiografica e intimista; sono spesso pregne di disperazione e di malinconia, di rabbia e feroce sarcasmo. Piero parla quasi sempre di sé, della sua sofferenza, dei suoi amori e dell'incapacità di "conservarli". Personaggio unico, Ciampi, era in perenne contrasto col mondo intero, ed ha vissuto da artista incapace di scendere a compromessi: è il maestro del "vaffanculo" e celebri sono le sue rare esibizioni dal vivo che spesso finivano in rissa, data la sua tendenza ad incazzarsi col pubblico e ad insultarlo, ad inveire contro tutto e tutti. Qualcuno l'ha paragonato a Syd Barrett e c'è, fra i suoi estimatori, chi lo mette sullo stesso piano dei grandi della poesia moderna, subito dietro a Montale ed in compagnia di Pasolini, Caproni ecc. ecc. Su questo ho difficoltà ad esprimere un parere, ma di certo posso dire che alcune sue poesie, almeno quelle che sono riuscito (credo e spero) a capire, sono di una profondità e d'una genialità indiscutibili, con intuizioni folgoranti.
Non mi dilungo oltre perché avevo già scritto su di lui in
questo post, che contiene anche collegamenti utili ad eventuali approfondimenti.
Testi voto 8 - musiche voto 7,5 - voce voto 7,5.
Lucio Dalla: brutto uomo, cantautore omosessuale e dotato di un folto pelo, dall'aspetto scimmiesco, è oggi un noto intrallazzone, produttore discografico e talent-scout. All'inizio della sua carriera, nei primi anni settanta, sfoderò alcuni album molto interessanti, originalissimi ed innovativi sia per i testi che per la musica, salvo poi peggiorare costantemente a partire dagli anni 80 fino ridursi negli anni 90 a produrre alcune notevoli cazzate. Nel suo periodo d'oro, culminato con la collaborazione con Francesco De Gregori, compose canzoni anche bellissime e che ottennero ottimi successi, come le celebri
Piazza Grande,
Disperato erotico stomp,
4 marzo 1943 e
Nuvolari. Agli albori si pose come artista estremamente anticonformista e sperimentatore in grado di produrre veri e propri colpi di genio, ma subito non piacque a nessuno. E così col passare del tempo è diventato uno dei cantautori "venduti" al successo e ad al consenso popolare, come testimoniano la sua più recente produzione discografica e l'economicamente produttiva collaborazione con Gianni Morandi. Questo fa rabbia, e dunque mi sta anche un pochino sul cazzo.
Testi voto 6,5 - musiche voto 6,5 - voce voto 6.
Fabrizio De André: nasce da una aristocratica famiglia genovese/piemontese e da giovane frequenta, oltre a vicoli e osterie, la combriccola degli artisti che girava per Genova negli anni Sessanta (e Settanta). E' tifoso genoano e lo si nota spesso allo stadio di Marassi. Ama la musica, la poesia, le letteratura, la vita notturna, le sigarette e l'alcol. E' uomo di grande cultura, si dice che leggesse un libro al giorno. Scrive canzoni stupende e ben presto una di queste lo porta al successo. La struggente
Canzone di Marinella, interpretata da Mina, balza infatti in vetta alle classifiche. De André però è timido, non si vuole esibire dal vivo, e così per molti anni si limita ad incidere ottimi dischi, sempre molto curati e di grande qualità sia nei testi, spesso ispirati dagli autori francesi, sia nelle musiche, per le quali il cantautore si fa aiutare da validi collaboratori. In realtà De André, benché suonasse bene (senza essere certamente un virtuoso) la chitarra, pare che abbia scritto le musiche di ben poche delle sue canzoni. Gli va comunque riconosciuto un grande gusto musicale ed una sapientissima abilità nello scegliersi gli arrangiatori, dal momento che musicalmente i suoi album sono tutti molto belli, dal primo all'ultimo, pur cambiando costantemente e tenendosi sempre al passo coi tempi. Dal punto di vista testuale poi, De André diviene ben presto il maestro, il modello irraggiungibile. Fin da subito le sue composizioni appaiono stilisticamente perfette, dense di contenuti e talvolta anche di un notevole senso poetico. Fabrizio non ha esitazioni e già dalle sue prime composizioni sceglie di parlare di personaggi ai marigini, degli sconfitti, di morte e sentimenti, ma in maniera diversa da quella che si usava all'epoca. Politicamente si definisce "anarchico individualista". E' il primo in Italia a pubblicare un "concept album" ovvero
Tutti morimmo a stento, che ha anche il merito di affrontare tra l'altro, con notevole anticipo sui tempi, il tema della droga. E' anche uno dei pochi casi in cui qualità e successo sono andati a braccetto. De André, ad eccezione forse dei primissimi dischi, ad ogni uscita vola in cima alle classifiche, ed è al contempo amato e premiatissimo dalla critica. La sua voce è, per il mio gusto, la migliore in assoluto nella musica leggera italiana. Ha vissuto a cavallo tra Genova, la Sardegna (dove s'era fatto costruire una grande azienda agricola) e Milano. Ha collaborato con De Gregori, Fossati e Mina, e si è esibito dal vivo con la Premiata Forneria Marconi: di questo connubio artistico ci è data testimonianza da due ottimi album dal vivo, nei quali le canzoni di Fabrizio vengono riarrangiate in chiave rock. E' stato vittima di un rapimento insieme con la moglie Dori Ghezzi, ed è morto l'11 gennaio 1999 per cancro.
Testi voto 8,5 - musiche voto 8,5 - voce voto 9.
Rino Gaetano: un cantautore sicuramente molto diverso dai suoi colleghi. Calabrese, di umili origini e col suo bel diploma da Geometra (alla faccia di Andrea Pazienza), Rino è emigrato da bambino a Roma con la sua famiglia e qui inizia a scrivere le sue canzoni e a sviluppare l'intenzione di divenire un cantautore, di incidere dischi, di diventare un professionista della canzone. La voce, piuttosto sgraziata, non lo aiuta, e pare avesse anche problemi di intonazione tali da fare dubitare diversi discografici sulle sue reali possibilità di fare quel mestiere. Il ragazzo però è sfrontato, coraggioso, cazzuto e ha talento. Riesce ad incidere dischi di un certo successo e a ritagliarsi un suo spazio. Diventa una specie di scheggia impazzita della musica leggera italiana. I suoi testi, lontani da quelli pieni di tristezza e malinconia degli altri cantautori, sono spesso comici, buffi, a volte senza senso e basati su giochi di parole. Rino era un personaggio sinceramente originale, una persona estroversa che amava la vita e divertirsi, ma sapeva riflettere con grande lucidità sull'Italia in cui viveva, mettendo spesso con le sue canzoni alla berlina politici e personaggi famosi. Dopo i primi album, e l'apparizione sanremese con
Gianna, ha avuto una specie di crisi interiore e creativa. I suoi ultimi lavori, anche se comunque buoni e con grandi canzoni, evidenziano un po' questa sua difficoltà. E' morto il 2 giugno 1981 a causa di un incidente atuomobilistico, dopo che cinque ospedali ne rifiutarono il ricovero; quindici giorni dopo avrebbe dovuto sposarsi. Se n'andato così il meno paraculato ed il più divertente dei cantautori italiani.
Testi voto 7 - musiche voto 7,5 - voce voto 6,5.
Francesco De Gregori: dichiara di avere cominciato a scrivere canzoni grazie alla passione per Fabrizio De André. I punti di contatto col maestro, in effetti, non mancano, anche se il buon Francesco secondo me non è riuscito, a differenza di De André, a mantanere costante il livello qualitativo dei suoi dischi col passare del tempo. Se infatti non si può dire che abbia "sbragato", come molti suoi colleghi, è certo che le sue canzoni più belle le ha scritte negli anni passati. Nonostante questo continua a sfornare album che fanno la loro discreta figura. I suoi primi lavori contengono però vere e proprie perle, classici intramontabili della canzone italiana. Anche lui ama principalmente raccontare storie, ma lo fa con uno stile piuttosto personale; a differenza di altri, De Gregori predilige testi un poco più ermetici, meno lineari, che spesso non risultano propriamente immediati e si prestano e differenti interpretazioni (e fraintendimenti). Abilissimo nel trovare immagini delicate e spesso suggestive, per il mio gusto risulta talvolta un po' troppo sdolcinato, ma forse per questo molto spesso piace al pubblico femminile, innegabilmente più romantico e, forse, sensibile. Col maestro De André vanta una prestigiosa collaborazione, l'album
Volume 8 del quale firma insieme a Fabrizio ben 5 canzoni. Il disco, scritto in Sardegna presso l'azienda agricola del cantautore genovese, risulta molto influenzato dallo stile di De Gregori, tanto che sembra quasi più un album suo. A dire il vero, non è propriamente fra i miei preferiti nella discografia deandreiana, nonostante come tutti sia di ottima qualità. Ha collaborato anche con Lucio Dalla, con buoni risultati. Musicalmente le sue opere risultano sempre piuttosto curate anche quando gli arrangiamenti sono meno invadenti, e c'è una maggiore varietà stilistica rispetto, ad esempio, ad un Guccini, molto affezionato ai suoi dischi "voce e chitarra". Gli ultimi album di De Gregori virano un po' verso il rock, risultando gradevoli anche se non all'altezza dei fasti passati.
Testi voto 7,5 - musiche voto 7,5 - voce voto 6,5.
Max Gazzé: ottimo bassista e persona a me personalmente molto simpatica. Un po' frikkettone, un po' sornione, un po' timido, schivo ma molto intelligente e decisamente bravo in fase compositiva. Max a mio parere è, insieme col suo amico Daniele Silvestri col quale ha lavorato a lungo, l'unica vera novità interessante in ambito di cantautori italiani... anche se parlare di novità quando si tratta di artisti che sono alla ribalta ormai da parecchi anni può sembrare anche una cazzata. Il fatto è che gli altri musicisti di cui si è parlato hanno quasi tutti dato il meglio di sé trent'anni fa, per cui al loro cospetto questo appare come un cantautore sicuramente nuovo. Basta ascoltare le sue canzoni per comprendere quanto musicalmente si sia distanti dal suono "voce-chitarra". Gazzé si distingue infatti per un sapiente uso dell'elettronica e delle tastiere, sfoggiando un approccio alla canzone più da musicista che non da paroliere, al contrario di molti suoi colleghi. Per certi versi mi ricorda un po' il Battiato più divertente e pop. I suoi brani sono spesso veloci, allegri e sostenuti da una base ritmica a volte trascinante, nella quale il basso ha quasi sempre, ovviamente, un ruolo di primo piano. E' musica piuttosto facile da ascoltare, nel senso più positivo possibile: canzoni dalle melodie orecchiabili e spesso molto gradevoli, ottimamente arrangiate, che rimangono in testa senza però risultare quasi mai scontate o, peggio, stupide. Non si tratta comunque di una macchina spara-canzonette, quando il buon Max lo vuole è in grado di proporre anche ballate dolci e malinconiche. Per i testi, caratterizzati da una pungente ironia, Gazzé si affida molto spesso al fratello, poeta capace di scrivere versi intelligenti che talvolta riescono anche a fare riflettere senza scassarci le palle con sofisticati ermetismi. Un plauso a questo bravo musicista che potrebbe piacere anche a chi predilige ascolti più rock e non ama troppo i cantautori. Chi non lo conosce dovrebbe porre rimedio.
Testi voto 7 - musiche voto 7,5 - voce voto 6.
Francesco Guccini: cantautore per definizione, uomo di cultura, scrittore, tabagista e bevitore. Anche lui poco propenso ad apparire, ai grandi palcoscenici, ma sicuramente dotato di grande umanità. Guccini incarna per due generazioni l'immagine dell'artista di sinistra e le sue canzoni sono ormai diventate classici intramontabili, talvolta inni, vere e proprie colonne sonore di anni ormai passati come le idee favolose che portarono con loro. Difficilmente si resta indefferenti all'ascolto dei suoi brani: o lo si ama o lo si odia, in questo caso credo che la frase fatta si possa utilizzare. Piace a molti ma sono in tanti anche i suoi detrattori, e talvolta li troviamo, a sorpresa, tra quello che dovrebbe essere naturalmente il suo pubblico. Il barbuto modenese ha tutta una sua concezione della canzone e forse dell'arte, che io apprezzo molto, se l'ho capita: è diretto, scrive semplice, non ama i ricami e dà l'impressione di volere veramente arrivare a tutti, e quindi anche alle persone meno culturalmente preparate. Forse così facendo non si avranno mai gli elogi dei critici più raffinati, esigenti e rompicazzo, ma di certo si giunge più facilmente al cuore ed alla mente delle persone. La sua voce è inconfondibile, per il mio gusto bella ma non fantastica. I suoi testi, nella loro sopracitata semplicità, sono spesso profondamente emozionanti e ricchi di immagini emozionanti, davvero azzeccate e di grande effetto, anche se talvolta ho avuto l'impressione che il buon Francesco volesse andare a ricercare a tutti i costi la tristezza e la malinconia, scrivendo e calcando forse un po' la mano su determinati temi. Ma io credo che Guccini sia proprio così, che gli venga naturale e non ci sia malizia da parte sua, mi pare un artista sincero e coerente. O almeno molto più coerente di tanti altri. Musicalmente, nonostante siano molte le sue canzoni che trovo decisamente belle, è difficile che si gridi al miracolo ascoltandolo. Anche qui si ha l'impressione di grande linearità e immediatezza, non è certo un musicista sperimentatore, tant'è vero che il primo brano che ho imparato a strimpellare con la chitarra è sua (
Canzone per un'amica) e non di De André che tutto sommato gli preferivo e preferisco tutt'ora. Ma è troppo diverso l'approccio di questi due maestri alla canzone, spesso messi a confronto, e se ne potrebbero trarre conclusioni ingenerose e probabilmente ingiuste. Tra l'altro, probabilmente, a Guccini De André non era simpaticissimo ("Marinella non c'era, fa la vita in balera, ed ha altro per la testa a cui pensare" recitava nella celebre canzone
Via Paolo Fabbri 43). Ad eccezione dell'album
L'isola non trovata del 1970, che mi pare decisamente influenzato dalle sonorità rock progressive in voga in quel periodo, Guccini resterà legato per quasi tutta la sua carriera a soluzioni musicali molto pulite, con arrangiamenti spesso anche minimali, nelle quali il suo vocione prende volentieri il sopravvento. E probabilmente è giusto così.
Testi voto 8 - musiche voto 6,5 - voce voto 6,5.
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