Sfruttando biecamente il tema che ancora per qualche anno sarà quello del momento, mi accingo a commentare un poco gli "eroi azzurri". Nessuna analisi tecnica, niente paura: solo una valanga di grandi cazzate, giusto per fare da contrappesso al prevedibile processo di beatificazione in corso.
Gianluigi Buffon: gioca con l'handicap di dovere indossare probabilmente la più brutta divisa da portiere mai vista: praticamente un golfino rosso o giallo con collo a V e sotto una maglietta della salute, girocollo. Nonostante si sia macchiato di gesti sconsiderati, come scriversi addosso "boia chi molla" e farsi sgamare a scommettere, non è un cattivo ragazzo: tifa infatti per il Genoa. In finale amoreggia in modo per lo meno disdicevole con Zidane, il quale un minuto dopo verrà colto dal raptus che abbiamo potuto ammirare. E qui c'è lo scoop: segretamente innamorato di Buffon, Zizou non ha saputo trattenere l'impeto violento quando ha sentito Materazzi pronunciare la frase "Gigi ama solo me, tu per lui sei solo un diversivo". Faccia da matto.
Angelo Peruzzi: un uomo tremendamente "avanti", passato alla storia per essersi fatto pinzare dopato quando ancora all'uomo non era chiaro neppure il concetto di "sangue". Il tozzo Peruzzi si distingue soprattutto nelle conferenze stampa, anche perché in campo non vuole saperne di entrarci. Prende agilmente le distanze dalle solite frasi sdolcinate e senza senso che i giornalisti tentano di ficcargli in bocca dopo averlo immobilizzato in diciotto: quando gli domandano del disperato gesto di Pessotto, ha chiarito infatti che non c'entrava un cazzo con la partita che si sarebbe dovuta disputare di lì a poco. Faccia da poliziotto cattivo.
Marco Amelia: protagonista assoluto del trionfo azzurro, mi sono accorto che c'era anche lui quando i Mondiali erano iniziati da quasi un mese; ancora oggi mi chiedo chi cazzo sia, non trovando purtroppo una risposta. Pare però che il suo apporto sia stato fondamentale soprattutto all'interno dello spogliatoio, grazie alla sua grandissima abilità nel parlare coi rutti e nell'imitare sia il verso sia le movenze del cormorano. Faccia da seminarista omosessuale.
Cristian Zaccardo: può vantarsi, presumibilmente coi soliti amici al bar, di essere stato l'unico a segnare un goal su azione a Buffon, e non è cosa da poco. A parte questo, purtroppo, non ha fatto nulla, ma essendo un perfetto sconosciuto nessuno si aspettava che facesse qualcosa di utile. Ha l'attenuante del cognome, la parola in assoluto più simile a "bastardo" subito dopo "petardo" e prima di "stendardo" e "savoiardo". Non deve essere facile giocare con questo peso. Faccia da attaccabrighe da discoteca.
Fabio Grosso: un bravo ragazzo, umile ed educato. In campo ringrazia sempre i compagni quando gli passano il pallone, quando non glielo passano, quando lo mandano a cagare o insultano sua madre. Si affanna a scusarsi se sbaglia e oltre tutto ogni mattina è puntualissimo nel portare focaccia e sigarette ai calciatori più anziani, anche quelli delle altre squadre. Pare che addirittura sia così educato e rispettoso del prossimo da avere imparato a trattenere le scorregge fino a lasciarsele sfiatare dalla bocca come in un gioco di prestigio, piuttosto che farsi sentire. Stoico, ma con gravi problemi di alitosi. Faccia da mio collega brutalmente licenziato.
Fabio Cannavaro: recentemente trasformatosi in un angosciante incrocio tra Big Jim, Hulk Hogan e Popeye, è risultato tra i migliori in campo. Oltre al fisico esagerato, colpisce per l'espressione del viso costantemente truce e soprattutto per il portamento: cammina come se avesse piantato nel culo l'albero della cuccagna e tiene lo sguardo rivolto al terzo anello, similmente ad un setter irlandese che punta un fagiano appollaiatosi su un ramo molto alto. Il segreto del suo successo? Essere riuscito a convincere il dottor Agricola a raggomitolarsi dentro il suo trolley. Attendiamo sviluppi: potrebbe tradirlo l'orribile smorfia sfoggiata nel momento in cui ha sollevato al cielo la coppa. Ricordava in modo preoccupante quella di Maradona tarantolato e con la schiuma alla bocca mentre sbraitava di fronte ad un'incolpevole telecamera qualche mondiale fa. Faccia di gomma.
Andrea Barzagli: scoperto da Lippi mentre dava il bianco al tinello di casa sua, anche lui, inspiegabilmente, ha giocato poco. In realtà, è stato convocato solamente per due motivi ben precisi: 1) dimostrare che non è vero che in Nazionale ci vanno a giocare sempre i soliti giocatori bravi delle solite squadre forti che comandano gli arbitri a bacchetta; 2) sbucciare le mele a Toni, che da solo non è capace e da quando è andato a Firenze non le ha più potute mangiare. Faccia sconosciuta.
Alessandro Nesta: compromette fin da subito il suo Mondiale spezzandosi un'unghia del dito mignolo della mano sinistra proprio durante i primi minuti della partita d'esordio col Ghana. Si impegna duramente per recuperare, grazie anche all'applicazione di un set completo di unghie finte, ma quando sembra in grado di rientrare accade l'irreparabile: lo sfortunato calciatore si smaglia un calzettone durante l'ultimo allenamento. Ancora sotto shock, il bel tenebroso Alessandro si vede costretto a dedicare il resto della sua vacanza a dure sedute di depilazione a petto e gambe. Faccia da Armani.
Gianluca Zambrotta: ragazzo serio e molto riservato, non ama le luci della ribalta e preferisce farsi notare sul campo, con le sue sgroppate degne di un cavallo ipercinetico e drogato. Non a caso gioca(va?) pure lui nella Juventus, proprio come Cannavaro. Da elogiare per il suo coraggio: tiene la barba incolta nonostante il diktat di Lippi, che all'inizio non voleva assolutamente in squadra giocatori comunisti, gay, ebrei, sieropositivi o non ben rasati. Faccia pelosa.
Massimo Oddo: è stato soprannominato malignamente "Oddore" dai compagni di squadra a causa di una grave disfunzione ghiandolare che lo porta a sudare più di Bonolis sotto i riflettori. Nonostante questo e nonostante la sua totale avversione per il gioco del calcio, Lippi l'ha portato lo stesso ai Mondiali. Una clamorosa concatezione di casi potrebbe fornire una spiegazione di questo vero mistero. Oddo sembrerebbe infatti risultare un assistito della Gea, società modello nella quale, sempre per uno strano scherzo del destino, lavora il figlio di Lippi in qualità di procuratore. Riesce nell'impresa di sbronzarsi nel dopopartita bevendo due lattina di birra chiara col 4,6% di alcol. Neanche a 15 anni ci si riusciva. Faccia da raccomandato.
Marco Materazzi: si presenta ai Mondiali stranamente ricoperto da uno spesso strato di una sostanza molto scura, che inizialmente mi trae in inganno portandomi a pensare che si trattasse di pece o nero di seppia. La bizzarra trovata potrebbe far credere che il buon Marco stia in qualche modo tentando di emulare, al contrario, la pietosa metamorfosi di Michael Jackson, trasformandosi in negro. Solo dopo alcune partite mi rendo conto che Materazzi non si è cosparso di nessuna strana sostanza ma, semplicemente, ha il corpo interamente coperto da tatuaggi. Con un grande sforzo intellettuale riesco ad ignorare la cosa e ad apprezzare le prestazioni dello spilungone che questa volta, smentendo i soliti luoghi comuni, riesce a farsi espellere in una sola occasione, a non farsi odiare oltre misura, e soprattutto e non fracassare troppe ossa agli avversari. Sebbene ostacolato dai tattoo che ama portare su palpebre e ciglia, disputa un gran mondiale. Addirittura geniale la mossa esibita in finale, della quale inspiegabilmente si è scritto nel commento su Buffon. Faccia da eroe per caso.
Gennaro Gattuso: da sempre scherzato per la sua ignoranza, per la sua grande difficoltà nell'esprimersi in italiano e per il suo aspetto selvaggio, il ruspante Gattuso diventa improvvisamente simbolo di tutti gli Italiani. Mi rendo conto che la cosa potrebbe destare qualche preoccupazione. Invece io credo che probabilmente questo potrebbe essere un complimento immeritato per buona parte dei nostri connazionali. E non si tratta di un elogio a Rino, quanto di critica agli Italiani.
In questo caso è anche giusto così, mi unisco alla santificazione. Non si può scrivere male di Gattuso, perché risulterebbe una forzatura palesemente snob. Rino è un calciatore e non deve saper filosofeggiare, né sciorinare frasi altisonanti, e neppure essere particolarmente bene istruito. Il suo mestiere lo svolge bene, non è un pallone gonfiato, non fa parlare di sé sui giornaletti, non cambia fidanzate fotomodelle, non mostra arroganza. Chi cazzo sono io per permettermi di pigliarlo per il culo? Qui non c'è niente da ridere, passiamo oltre. Faccia genuina.
Mauro Camoranesi: l'uomo che si presenta a giocare un Mondiale pettinandosi come farebbe un chitarrista death metal in vista di un concerto. Dopo alcune partite si rende conto che la sua coda di cavallo andava ad impigliarsi sia nei piedi di Buffon in porta che in quelli dei suoi compagni in attacco e sceglie di cambiare, dimostrando abnegazione e grande spirito di sacrificio. Ripiega su un'acconciatura allo stesso tempo futuristica e ancestrale, che ricorda quelle, ridicolissime, delle geishe o dei samurai. Solo in finale si riuscirà a capire che si era semplicemente annodato la coda come si fa normalmente coi lacci delle scarpe, una grande idea. Mal visto dai nazionalisti e dai calvi, lui se ne frega e se la gioca allegramente, alla costante ricerca del numero da grande campione che puntualmente non gli riesce. Appare comprensibilmente imbarazzato, come se non riuscisse a liberarsi da giorni, nel solenne momento dell'esecuzione dell'inno nazionale, prima della partita. Se la cava però egregiamente, fischiettando
Vitti 'na crozza con una certa indifferenza. Tutti se ne accorgono ma se non gioca lui in quel ruolo c'è solo Topo Gigio, e allora si fa finta di niente. Dopo la vittoria con la Francia, è costretto a subire l'umiliazione pubblica del taglio di circa 2 centimentri di capelli, i quali però per sua fortuna gli ricrescono subito di altri 10 centimetri, permettondogli così di presentarsi più bello che mai alle foto di rito durante la premiazione. Faccia da indio.
Daniele De Rossi: un ragazzo strano, introverso, con abitudini che spesso sono sfuggite alla comprensione di Lippi e dei suoi compagni di squadra, oltre che a quella dei migliori criminologi italiani. Invidioso del ruolo del cattivo, fino ad oggi interpretato perfettamente da Materazzi, si propone di prendere il posto del compagno ormai redentosi. La stampa fino ad ora l'ha tenuto nascosto, ma lui in realtà ha sempre amato atteggiarsi da bullo, anche e soprattutto nelle circostanze più inadatte. Dalla sua biografia, scritta dall'autorevole Mario Porchettaro, si può infatti apprendere che già in terza elementare, dopo avere preso un brutto voto, si rese protagonista di un gesto discutibile aggredendo la maestra a colpi di gomitate sulle gengive, per poi finirla infilandole la cattedra ed alcuni banchi della prima fila nel culo. Un infanzia sicuramente difficile la sua, e una vita movimenta per il capiente deretano della sua insegnante.
Faccia da schiaffi.
Simone Barone: altro grande protagonista dei mondiali, si è distinto soprattutto in sede di ritiro quando, nell'intimità della sua cameretta e a dispetto del nobile cognome, si è lasciato andare a disumane scorregge dalla potenza incommensurabile. Da fonti vicinissime ai vertici dirigenziali che non esistono, sono anche venuto a sapere un incredibile retroscena: pare che un'equipe di scienziati tedeschi, avendo udito i boati da alcuni chilometri di distanza ma incerti circa la possibilità che fossero prodotti da un culo umano, si sia presentata alle porte del ritiro insieme con numerosi rottweiler allo scopo di rapirlo per sottoporlo a vivisezione rettale ed approfonditi test clinici. Solo grazie ad un'alitata di Grosso ed all'imposizione di un poster di Padre Pio regalato dal devoto Moggi agli azzurri è stato possibile respingere la minaccia. Intervistato sulla sua esperienza in terra germanica, ha dichiarato che era meglio se stava a casa, che quest'anno c'erano i mondiali. Faccia da culo.
Simone Perrotta: un'occasione mancata per lui. Giocatore dotato di una grande corsa ma pauroso, ha avuto l'assurda pretesa di recarsi in Germania per i cazzi suoi, senza prendere l'aereo col resto della squadra, utilizzando come unico mezzo di trasporto le sue stesse gambe, allo scopo di presentarsi bene allenato ed evitare il volo. I suoi calcoli non erano del tutto sbagliati, e probabilmente sarebbe riuscito davvero ad arrivare alla gara d'esordio in perfetta forma, se solo non avesse sbagliato strada e non si fosse ritrovato, con alcuni giorni di anticipo, a Praga. Le prostitute locali hanno fatto il resto, sfinendolo, e così la fatale combinazione di infausti eventi ci ha consegnato un Perrotta svilito e sborso come Bobo Vieri dopo una notte trascorsa a pippare e farsi sbocchinare nel privé di qualche discoteca alla moda. Faccia da disorientato.
Andrea Pirlo: giocatore dotato del carisma di una mozzarella, si presenta al grande evento desideroso di dimostrare due sue teorie 1) pur massacrandosi di canne è possibile vincere un campionato del mondo 2) grazie ai giusti accorgimenti è possibile nascondere a tutto il mondo orecchie grandi come antenne paraboliche. Riesce nel suo intento solo a metà, perché vince il mondiale ma io, osservandolo bene, mi accorgo delle sue orecchie giganti nonostante i suoi disperati tentativi di coprirle tramite un'improbabile acconciatura. Tra l'altro le cose sono collegate tra loro, perché pare che Pirlo abbia iniziato a infilarsi nel tunnel delle spinello proprio accorgendosi che fumare lo faceva sentire bene e finalmente accettato da tutti quei suoi amici che normalmente si vergognavano a frequentarlo in pubblico a causa del suo difetto fisico. La verità, purtroppo per lui, è che volevano solo la sua droga. Faccia da bollito.
Alessandro Del Piero: il caso umano di Germania 2006. Accetta a malincuore di partecipare e di cancellare dalla sua agenda le registrazioni dei nove spot pubblicitarii che erano state fissate per il periodo dei mondiali dal suo agente (lo stesso di Lino Banfi), allettato solo dall'idea che l'evento sportivo potesse costituire per lui un'ottima vetrina internazionale in vista di nuove entusiasmanti apparizioni televisive. Abbandonata quindi la segreta speranza di strappare a Claudio Amendola il record assoluto di apparizioni in spot televisivi, il buon Giampiero si rassegna all'idea di dovere giocare ancora a calcio. Ce la mette tutta ma deve ben presto fare i conti con la dura realtà: Lippi lo reputa un pippone indegno e l'ha dovuto convocare solo per gli sponsor. Piuttosto di fare giocare lui schiererebbe anche Enzo Mirigliani, che ha 92 anni, è zoppo, sta morendo e non ha mai toccato un pallone in vita sua, tranne una volta che l'ha preso fortissimo in faccia mentre importunava una giovane tifosa. Giampiero la prende molto male e si sfoga da vera checca isterica coi giornalisti, coi quali si lamenta per le critiche ed il poco spazio concessogli. Poi gioca altri dieci minuti e segna un goal completamente inutile, ma che lui crede importantissimo; ricomincia la solfa, ostentando anche un certo risentimento e vaneggiando di vendette e riscatti. Lippi, che già credeva di essere stato fin troppo generoso, lo ricaccia allora in panchina. Del Piero entra altri dieci minuti in finale e sbaglia tutti i palloni, maledicendo il giorno in cui ha accettato di giocare i mondiali. Si sfoga nuovamente, 'sta volta mostrando alle telecamere il cazzo, ma il brutto gesto viene censurato. Faccia da incompreso.
Vincenzo Iaquinta: con grande delusione per le tifose azzurre, si presenta a questo campionato del mondo con la sua solita faccia, senza prima essersi sottoposto all'intervento di plastica facciale che aveva promesso in cambio della convocazione. Anche Lippi e tutto lo staff tecnico ci rimangono di merda, si sentono traditi e gli chiedono di giocare indossando per lo meno una maschera di Topolino. Ma lui, che ormai ne ha fatto una questione di principio, rifiuta decisamente, pretendendo di mettere quella dell'Uomo Ragno o, al limite, di Paperino. La trattativa prosegue per giorni e alla fine, grazie all'intervento del suo procuratore, prevale la scelta più coraggiosa: Vincenzo giocherà a volto scoperto, in modo da poter seminare il panico tra gli avversari più sensibili. I compagni, con notevole spirito di sacrificio, accettano a patto di essere esentati dall'abbracciarlo in caso di goal, o di poterlo fare da almeno 10 metri di distanza. Faccia da paura.
Luca Toni: si presenta ai Mondiali insieme con l'indelebile macchia (ben visibile sui suoi pantaloncini) delle recenti dichiarazioni circa la sue preferenze politiche. Più ingenuità che altro, dato che immagino non sia l'unico "eroe nazionale" a votare per Forza Italia. D'altra parte si sa benissimo che Berlusconi a suo tempo decise di chiamare così la sua mostruosa creatura proprio per fregare i tipi svegli come lui. Appesantito dai quintali di mele mangiate grazie al sapiente coltello di Barzagli (ricordo che Toni da solo non le sa sbucciare), ha difficoltà nel trovare la porta ed esplodere come ci si aspettava. Certo non lo aiuta la presenza in campo del cadavere di Totti, utilizzato nel ruolo di trequartista al posto del campione giallorosso. Perseguitato dalla jella, dopo avere colpito sedici pali nelle partite precedenti, tenta il gesto estremo in finale, pestando deliberatamente una grossa merda prima del calcio di inizio ed inzaccherando irreparabilmente il pallone. Come sappiamo non ottiene benefici personali; Barthez e Buffon, in compenso, parano solo con i mignoli per i primi quindici minuti di gara. Faccia da bravo e tonto.
Alberto Gilardino: arriva in Germania camuffato da grosso bambino di 14 anni. Il suo viso glabro e la sua timidezza, tipica del ragazzino che non ha ben capito cosa sia quella cosa di cui tutti i suoi amichetti parlano chimandola "figa", mettono un poco in soggezione i difensori avversari, che spesso si vergognano a picchiarlo selvaggiamente, come per altro meriterebbe. Non si perde d'animo e gioca discretamente, anche se poco, segnando pure un goal, dopo il quale tradisce la sua immaturità andando ad esultare mimando pateticamente un violinista dodicenne. In realtà non è stato affatto semplice per lui giocare questi mondiali, vista la raccomandazione che gli ha rivolto sua mamma prima di salutarlo quando l'ha accompagnato, per mano, all'aeroporto: "non sudare". Faccia da pischello.
Filippo Inzaghi: viene portato ai mondiali per errore, scambiato per il callista di Alessandro Nesta. Ormai nessuno se lo caga più: né i tifosi, né i giornali, né i compagni di squadra, che faticano a sopportarlo. Addirittura molto spesso, quando dice qualcosa, in molti si tappano le orecchie con le mani e incominciano ad urlare "BABABABABABA". Indispettito dalla fastidiosa situazione, Pippo ingurgita rabbiosamente alcune sacchettate di arachidi per trasformarsi in Superpippo e ritagliarsi così un ruolo da protagonista. Si procura orribili spasmi intestinali e non ce la fa lo stesso: gioca solo per pochi minuti, segnando un goal dopo avere preso a bastonate i compagni di reparto per non essere intralciato nella sua egoistica azione. Faccia da dimenticato all'autogrill.
Francesco Totti: arriva in Germania reduce da un brutto infortunio, convocato da Lippi solo per poi poter dire "intanto noi ci abbiamo Totti". La maggior parte degli avversari non si lascia però intimidire, perché per lo più non hanno la più pallida idea di chi cazzo sia, visto che non gioca nella Juve o nel Milan.
Il buon Francesco, nonostante la condizione precaria, riesce a reggersi sulla gambe abbastanza saldamente, e vieni quindi schierato più volte titolare da Lippi il quale, anche giustamente, piuttosto che fare giocare Del Piero metterebbe dietro le punte pure suo nonno (morto nel 1991). Ormai per lui Totti ce la fa, visto che cammina tranquillamente senza girello.
Il Pupone fa del suo meglio per cercare di ripagare la fiducia dell'allenatore ma, puntualmente, in ogni partita, scompare dal campo al primo fallo subito. Strani aloni scuri contemporaneamente si materializzano sul suo culo, insinuando negli spettatori più attenti il sospetto che si sia cagato addosso, ancora condizionato psicologicamente dall'infortunio. Si distingue per il decisivo rigore trasformato contro l'Australia, ma rovina tutto con la più stupida esultanza che occhio umano abbia mai visto. Faccia da azzoppato.
Marcello Lippi: rumina continuamente ciungai, s'atteggia a Clint Eastwood del pallone mimandone lo sguardo da duro, dice parolacce quando rilascia le interviste, esattamente come farebbe qualsiasi altro perfetto imbecille al posto suo. Ostenta la solita insopportabile tracotanza, rimescola formazioni a casaccio aiutandosi con bussolotti truccati, convoca alcuni inutili clienti del figlio con lo scopo di fargli mettere in tasca qualche soldino in più, che non guasta mai.
Per chiudere in bellezza, una volta nutrito il suo smisurato ego con la grande vittoria finale, origina con comportamenti ambigui la stucchevole pantomima del "vado-no dai-resta", non avendo le palle per dire chiaro e tondo che è già d'accordo col Manchester da un pezzo, e che non ha assolutamente per i coglioni di rinunciare ad una montagna di soldi. Faccia da culo.
Civoli e Mazzola: due novantenni sordomuti e sotto sedativi non avrebbero saputo fare di peggio. Civoli è di una noia mortale: mai un guizzo, mai una cazzata, una bestemmia, niente. Non si può dire proprio che non sia capace, ma deprime e smorza gli entusiasmi peggio di una lettera di licenziamento. Non ci mette un briciolo dell'enfasi che la partite della Nazionale ai mondiali richiederebbero. Mazzola è pure peggio, nelle sue vesti di commentatore tecnico dimostra di non capire nulla di calcio o quanto meno di essere ormai completamente rimbecillito. Non fa altro che dire ovvietà, le sue osservazioni sono immancabilmente stronzate che quasiasi bambino sarebbe capacissimo di dire al posto suo.
Fa addirittura tristezza durante la finale, quando si incanta come un disco rotto imputandosi su un concetto molto profondo che ripeterà per quasi un'ora, fino all'ultimo calcio di rigore: "i calciatori verso la fine sentono la stanchezza". E gli spettatori fin dall'inizio le sue cazzate...