Questa sera ho deciso di guardare questo celebre film del 1982, col quale tanti palati fini si riempion la bocca da ormai più di vent'anni, e che continua a dare il nome a numerosi circoli più o meno culturali, rassegne, cineclub ecc. ecc. Il regista è Werner Herzog, accreditato come uno dei più interessanti e bravi cineasti tedeschi contemporanei.
Non vorrei mai che qualcuna di queste brillantissime menti appartenenti a intelligentissimi ed eruditi individui che certamente avranno avuto ripetute eiaculazioni ad ogni proiezione del film ci restasse male, proprio mi dispiacerebbe se qualcuno di questi raffinati cultori del cinema d'autore per caso passasse di qui e si offendesse, quindi sarò molto cauto. Non dirò che Fitzcarraldo è un film di merda, anche perché sono sempre restio nel dare pareri troppo categorici quando parlo di qualcosa che, in fondo, conosco fino ad un certo punto.
Sono andato al cinema a vedere
The departed, l'ultima fatica di Martin Scorsese. Devo premettere che non è stata una scelta proprio mia, io preferivo vedere o
Fascisti su Marte o
N, Io e Napoleone ma si era in compagnia e quindi siamo giunti a questo compromesso che mi andava anche bene. Scorsese è un regista che mi piace abbastanza,
Quei bravi ragazzi è tra i miei film preferiti e gradisco il cinema ultraviolento... quindi, tutto sommato, era una scelta che poteva andare bene. C'è anche da dire un'altra cosa:
The departed è ormai ovunque, era in programmazione in quasi in tutte le sale qui in zona, peggio di Berlustoni in tv prima delle elezioni.
Sabina Guzzanti è brava, intelligente, divertente (anche se meno di Corrado) e quasi bella, soprattutto quando si traveste da Valeria Marini. È pure tanto figlia di papà e anche un po' sorella di fratello, ma questo non conta più di tanto, ci siamo abituati. Ho visto il suo film documentario, tanto osannato. Non è per voler fare a tutti i costi quello controcorrente che scrivo che non mi ha poi esaltato troppo. Per carità, tutto giusto e probabilmente anche meritevole d'essere messo in risalto in questo modo, nonostante si trattasse di fatti risaputi per qualsiasi persona che si tenesse minimamente informata, ma qualcosa non mi ha convinto. Prima di tutto, ci ho visto tanta autocelebrazione, di certo per lei questo è stato un bel megaspot.
Bau bau bau, si parla ancora di cagnetti. Questa volta sono però cani in senso figurato, dato che voglio scrivere un commentino su questo film di Mario Bava del 1974, mai uscito nelle sale e riesumato solo nel 1996 grazie all'interessamento della protagonista femminile del film, una certa Lea Kruger. Si tratta di un poliziesco all'italiana opera di un regista che ha quasi sempre e solo girato film horror, e si vede. La trama, in breve, è questa: tre feroci banditi, dopo una sanguinosa rapina, si danno alla fuga portando con loro in ostaggio una donna. Braccati dalla polizia, hanno l'esigenza di cambiare auto per seminare gli inseguitori, e salgono a bordo di una giardinetta all'interno della quale trovano un bambino malato ed un distinto signore che afferma d'esserne il padre. Insieme con i tre malcapitati partono quindi per un viaggio che dovrebbe portarli al sicuro, ma si rivelerà pieno di contrattempi.
Non tutti conoscono
Gian Maria Volonté, anche se credo che in molti ricorderanno il fantastico personaggio dell'Indio, lo scaltro e cattivissimo fumatore di strane sigarette magiche di
Per qualche dollaro in più.
Io l'ho conosciuto davvero da circa un annetto o poco più, oggi è il mio attore preferito in assoluto e, in genere, uno fra gli artisti che più amo. Dovendo sintetizzare un po', anche se non lo meriterebbe, si può dire che le caratteristiche principali di Gian Maria Volonté sono l'incredibile abilità come attore, l'impegno politico e la sua grande coerenza.
In questi ultimi giorni mi sono scoppiato tre film, tutti più o meno meritevoli di un commentino. Li ammucchio tutti in un'unica cazzata, che non ci ho voglia di scrivere tanto. Si tratta di tre opere tutte piuttosto recenti, due di produzione italiane e una, attenzione attenzione, statunitense. Non sono lavori famosissimi ma mi auguro ugualmente che qualcuno di voi ne abbia visto qualcuno, sarei curioso di conoscere i vostri pareri.
Secondo film di Claudio Caligari, uscito nel 1998. Si tratta dello stesso regista di
Amore tossico del 1983, altro lungometraggio di cui mi hanno parlato molto bene, che mi incuriosisce e che purtroppo ancora non ho potuto vedere. Quindici anni tra le due opere, qualcosa non dev'essere andata proprio per il verso giusto a questo signore... E' tratto da un libro che racconta le avventure della cosiddetta "banda dell'arancia meccanica": un manipolo di banditi che, pare, partendo dalle borgate romane arrivò a terrorizzare i benestanti dei quartieri alti della capitale agli inizi degli anni '80 con un'impressionante sequenza di sanguinose rapine. Il ruolo del protagonista e capo della banda (un ex poliziotto) è affidato al simpatico Valerio Mastrandrea, sufficientemente credibile nella parte del balordo anche se forse un po' troppo belloccio.
Sono appena tornato dalla proiezione del film di Pedro Almodòvar, in concorso al Festival di Cannes e con ottime probabilità, domani, di aggiudicarsi la Palma d'Oro.
Non sto a fornire indicazioni sulla trama, dato che la potete trovare facilmente e descritta molto meglio di come potrei fare io; mi limito a scrivere le mie impressioni a caldo.
Dopo il torbido e supercheccoso
La mala educacion, che tutto sommato mi è sembrato piuttosto deludente, il regista con la zazzera torna con un film che, lo scrivo subito, ho trovato molto bello, delicato e intelligente. Ancora una volta la protagonista assoluta è una Penelope Cruz in forma come non mai: strafiga e capace di fornire una prova di recitazione impressionante, credibilissima, intensa e mai eccessiva.
Essendo un pacifico appassionato di film superviolenti, sui gangsters e sulla malavita in genere, ieri sera alla fine mi sono guardato quest'ultima fatica di Michele Placido, che credo abbiate visto in molti.
Come si sa, il film è ispirato alla storia della famosa Banda della Magliana, che negli anni 70 e primi 80 imperversò a Roma infilandosi pure in alcuni famosi fattacci.
Romanzo criminale non è un film d'autore ma di cassetta, pensato e girato per incassare il più possibile. Lo si capisce già dal cast, che riunisce tutti gli attori italiani bellocci più in voga in questo momento, col preciso intento di aumentare sensibilmente il tasso di umidità presente nelle mutande delle ragazzine accorse nelle sale appositamente per sbrodolare di fronte agli sguardi da duro rincoglionito di Dandi Santamaria, agli occhi azzurri ed al broncio di Freddo Rossi Stuart, ai baffetti del commissario Accorsi, ancora una volta nevrotico e tarantolato, alla nuova icona gay Scamarcio.
Comincia in questo istante La Meglio Gioventù, gran bel film con Jasmine Trinca.